Usciamo a giocare!

Ti va di giocare?
aprile 23, 2018
“Mai scoraggiato…”
luglio 12, 2018
6/06/2018


Tutte le stagioni sono buone occasioni per giocare fuori.
«Non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento» suggerisce il fondatore dello scoutismo Baden-Powell.
E allora: tutti fuori! Ora che la stagione invita maggiormente a farlo, ma anche in inverno, in autunno, con la neve, il vento, la pioggia o il sole.
Come si ritrova in molta letteratura pedagogica (per citarne alcuni: Guerra, a cura di, 2015; Guerra, a cura di, 2017; Antonietti, Bertolino, a cura di, 2017; Schenetti, Salvaterra, Rossini, 2015; Farné, Agostini, 2014), giocare fuori offre occasioni di scambio, incontro, confronto con alcune dimensioni fondamentali.

Uscire a giocare stimola la scoperta, l’atteggiamento di ricerca, fa nascere domande – motori di apprendimento – invita a sostare, a guardare meglio, a fermarsi incuriositi di fronte a qualcosa che cattura la nostra attenzione; interroga lo sguardo, le mani, le orecchie, li sollecita a soffermarsi per conoscere meglio.
Giocare fuori porta il corpo a muoversi, a cambiare posizione, a scoprirsi grande o molto piccolo, elastico, flessibile, caldo o freddo; allena il gesto e il movimento – delicato o deciso, veloce o lento, esteso o contenuto; permette alle energie di liberarsi, di trovare spazio, ma anche di depositarsi, distendersi, distribuirsi, riequilibrarsi.
Giocare fuori rende possibile l’incontro: con l’altro, simile o diverso da me; con il mondo, concreto, reale e immaginario; con gli esseri che lo abitano, animali, alberi, fiori; con i materiali e gli elementi che lo compongono, sasso, legno, ferro, acqua, aria, terra.

Uscire a giocare stimola il pensiero creativo, offre spazio all’immaginazione, permette l’incontro con la matematica, la storia, la geografia, l’italiano, le scienze, la musica e l’arte.
Giocare fuori porta a confrontarsi con il rischio – di cadere, di farsi male, di andare oltre il confine – e con le proprie paure più profonde e dunque è occasione di scoperta di sé, è motivo di crescita e opportunità per costruire gli strumenti per riconoscerlo, individuarlo, attraversarlo.
Il fuori è dunque uno spazio generativo, trasformativo, in cui perdersi e confondersi per scoprire di più.

Allora usciamo! alla ricerca di pozzanghere da attraversare, di foglie da studiare, di sassi da confrontare, di bastoni per immaginare, di spine da toccare, alberi per arrampicarsi, tane per nascondersi, terra per sporcarsi, acqua per bagnarsi, fossi da saltare, fiori da annusare, terreni per riposare.

Valentina Morsenchio

Pedagogista e cultore della materia di Organizzazione e coordinamento dei servizi educativi
presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *