Trachinzol e il Drago alato

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Trachinzol

Nel paese Tentaculus viveva un bambino di nome Trachinzol che desiderava più di ogni altra cosa imparare a volare. La sua saggia nonna gli ripeteva di continuo che il volo era un’abilità che non gli si addiceva. Essendo lui un bambino, non aveva le ali, quindi non avrebbe mai potuto in alcun modo spiccare il volo, ma Trachinzol non si perse d’animo e ogni sera costruiva nuovi trabiccoli per poi provarli il mattino seguente, sopra l’alta collina del Giraglio. Puntualmente le sue macchine finivano col distruggersi lungo la scarpata e lui tornava a casa marchiato da una ferita in più sul viso. Trachinzol non amava molto la compagnia dei suoi coetanei, preferiva giocare al porto della città con il suo amico Paco, un giovane polpo originario del Quator, il paese oltre il mare.
Il paese di Tentaculus fu chiamato così proprio perché tanti tanti anni fa, un numerosissimo branco di polpi dai lunghi tentacoli, vi approdò dopo aver oltrepassato l’intero mare. Paco viveva lì con la sua famiglia ormai da undici anni e aveva la stessa età di Trachinzol.

Un misterioso incontro

Un giorno mentre stavano giocando con la palla al porto, un uomo dal nero mantello, col volto coperto, si diresse verso di loro e con una voce infernale disse: «Al di là del mare, oltre il paese Quator, c’è una città dalle alte torri. Lì il cielo è sempre rosso perché un drago alato si fa strada nell’aria sputando fuoco, proteggendo un vecchio tesoro depositato milioni di anni fa sulla torre Aria, la più alta di tutte. Aiutatemi a raggiungere quel luogo e vi prometto oro e ricchezze!» Trachinzol e Paco rimasero in silenzio ad ascoltare quel misterioso viandante, poi, Trachinzol chiese: «Qualcuno è mai riuscito a cavalcare il drago volando nel cielo rosso?»
Il viandante, tra tutte le domande a cui poteva rispondere, si trovò a farlo a quella che meno immaginava di poter sentire: «Giovane ragazzo, che io sappia, mai nessuno è riuscito a domare la creatura dei cieli, dicono che sia impossibile avvicinarla e chiunque ci abbia provato non ha mai avuto l’onore di raccontarlo». Quelle parole non spaventarono Trachinzol, il suo sogno era quello di volare e in un modo o in un altro ci sarebbe riuscito.
Chiese a Paco di guidarli in quell’avventura tra i mari, preparò il suo zainetto e salpò la stessa notte con l’uomo dal mantello nero. L’uomo dal mantello nero si chiamava Caleo, era un mercante in viaggio da più di tre mesi e una notte raccontò la sua storia a Trachinzol:
«Vago ormai da mesi, di città in città e paese in paese, vengo da un luogo lontanissimo e sono in viaggio per salvare il mio popolo da una bruttissima malattia, la Locaria della Sabbia. Da questa malattia si può guarire solo con una rarissima polvere estratta dai cristalli Magenta, e come la leggenda narra, il tesoro di cui sono alla ricerca è assai ricco di questi cristalli».

La città dalle alte torri

Le alte onde ostacolarono il loro viaggio, la corrente e la fitta nebbia resero davvero difficile la navigazione. Grazie a Paco i due giunsero comunque alla città dalle alte torri e attraccarono la loro piccola zattera a un palo del porto.
Paco raccomandò al suo amico di fare attenzione e di non essere avventato, lui lo avrebbe aspettato lì. Trachinzol alzò lo sguardo al cielo, poi disse al suo amico: «Non temere Paco, la prossima volta che mi vedrai sarà lì…» e indicò con il dito un punto del cielo, «a cavallo del drago!» Poi si voltò e passo dopo passo la sua ombra si fece sempre più lunga e sottile, finchè non sparì.
Arrivarono sotto la torre Aria, era davvero altissima, non se ne vedeva la cima.
Escogitarono un modo per scalarla, Caleo aveva con sé dei vecchi picchetti e una robusta corda, si legarono tra loro e alla vita e iniziarono la lunga salita.

La terribile creatura

Quando giunsero alla cima, videro il tesoro, era riposto dentro un baule e brillava di una luce accecante. Trachinzol subito lo indicò a Caleo e disse: «Corri, prendilo, ti copro io!» ma non appena Caleo accelerò il passo, un’ombra dal cielo fece scendere la notte e uno stridulo verso fece tremare la torre: «Il drago!» gridò Trachinzol.
Era grosso e spaventoso, sputava fuoco dalla bocca e aveva artigli lunghissimi, volava tra le nuvole con una grazia unica, sembrava davvero il re del cielo. Spaventati i due sprovveduti cercarono di nascondersi sotto il mantello, ma fu inutile, il drago li vide e sfrecciò contro di loro.
«È la nostra fine» disse Caleo, «mi dispiace di averti condotto con me qui in questa tragica avventura, non avrei dovuto…»
Non appena cessò di parlare, sentirono il peso di quelle grosse ali vicino e quando alzarono il mantello, videro quella spaventosa creatura in piedi davanti a loro. Era gigantesca, aveva la pelle squamosa e dei piccoli bitorzoli appuntiti su tutto il corpo, una coda possente e lunghi denti aguzzi. Quando aprì la bocca Trachinzol iniziò a urlare per paura di essere bruciato vivo, ma il drago tirando fuori la grossa lingua disse:
«Ho troppa sete, ho la gola in fiamme da secoli e secoli, avete un po’ di acqua fresca? Per favore! Nessuno mi ha mai dato dell’acqua fresca, vi prego aiutatemi!»
Trachinzol e Caleo, smisero di tremare e si guardarono, pensarono entrambi si trattasse di una trappola. Era impossibile che quel drago gigantesco sputasse fuoco in cielo per secoli solo perché nessuno aveva mai avuto il coraggio di dargli dell’acqua.
Era lì, dinanzi a loro, con una lunghissima lingua che arrivava sino a terra, il respiro affannato e lo sguardo pietoso. Trachinzol prese coraggio e si avvicinò.
Caleo gli urlò di non andare, di fermarsi: «Non fidarti di quell’orrenda creatura, è spaventosa e diabolica» disse, ma Trachinzol non aveva paura, suo nonno Serafio un giorno gli aveva detto che quello che ai nostri occhi può sembrare spaventoso, spesso non lo è al nostro cuore!

Il volo nel cielo

Si avvicinò, aprì il suo zaino, prese l’acqua e gliela porse. Il drago sbarrò gli occhi e con fare goffo afferrò la bottiglia e bevve tutta l’acqua di un fiato. Improvvisamente il suo volto cambiò colore e assunse un aspetto meno cupo, i suoi bitorzoli appuntiti divennero morbide collinette.
Quel drago che sembrava tanto brutto e cattivo agli occhi di tutti, in realtà aveva solo bisogno di essere aiutato. Si accasciò ai piedi di Trachinzol e ringraziandolo gli disse: «In mille anni, sei stato l’unico che ha ascoltato le mie parole, che mi ha creduto, che non ha cercato di uccidermi. Il tesoro è tuo!»
Trachinzol udite quelle parole rispose: «Mio amico drago, sono lusingato dalle tue parole, ma ti chiedo di donare il tuo tesoro al mio amico Caleo, con i tuoi diamanti lui può salvare la sua famiglia, io con oro e brillanti non me ne faccio nulla, ma ti chiedo un’altra ricompensa per me…» il drago rispose: «Dimmi ragazzo, ti ascolto» e lui continuò, «Io voglio volare nel cielo, voglio salire sulla tua schiena e cavalcare insieme a te le nuvole».
Detto questo il drago si voltò verso Caleo: «Prendi il tesoro, è tuo, salva la tua gente!» Poi si acquattò davanti a Trachinzol e disse: «Sali!».
Paco alzò gli occhi e vide il suo amico sfrecciare nel cielo a cavallo del drago.
Volava libero e felice tra le nuvole, l’aria gli muoveva i capelli e il suo volto era fiero e deciso.
Sembrava nato per volare. Trachinzol aveva realizzato il suo sogno!

Valentina Luzi

4 Comments

  1. Daniela ha detto:

    Bella favola…….fantasiosa e avvincente. Brava l’autrice

  2. Francesco ha detto:

    Bisogna tornare a scrivere e leggere le favole! Brava Valentina, forza headu!

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