Sistemi scolastici europei

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Essere studente non ha lo stesso significato dappertutto: le giornate scolastiche hanno ritmi diversi, e andare a scuola non ha ovunque lo stesso sapore. I sistemi scolastici nei paesi europei mostrano molte differenze in aspetti sostanziali della didattica e dell’organizzazione.

In realtà, una delle poche equivalenze è data dalla durata dell’obbligo scolastico, che si estende dai 6 ai 16 anni in buona parte dei paesi europei, con eccezioni che lambiscono i 18 anni (per esempio, in Belgio, nei Paesi Bassi e in Ungheria), eccezioni che comunque stanno diventando sempre più l’obiettivo comune.

Un’altra equivalenza è la gratuità per il tempo dell’obbligatorietà prevista. È comunque interessante segnalare che, in molti paesi - come la Germania, per esempio - l’obbligo formativo si risolve solo a 19 anni, e non soltanto dentro le scuole, ma anche presso altre strutture, grazie all’esperienza dell’apprendistato formativo nelle aziende.

Riguardo alla durata dell’anno scolastico, la media europea è di 186 giorni di lezione contro i 200 dell’Italia, dell’Olanda e della Danimarca, che sono la soglia massima. La Germania ne conta 188, la Francia registra 180 giorni circa l’anno, la Spagna solo 175. Va segnalata l’originalità della scelta di Lettonia, Lituania e Bulgaria, in cui l’età degli studenti fa variare la durata dell’anno scolastico, in un crescendo che parte da 155 giorni insù.

Altri esempi sulle differenze. Le giornate a scuola hanno cadenze varie, come pure la durata delle singole lezioni. Mentre in Italia sono di 60 minuti, altrove possono essere anche soltanto di 45. In Germania, poi, per esempio, gli intervalli sono più lunghi: mai meno di venti minuti. In Inghilterra e in Francia (anche in Italia, ma non dappertutto) ciascuna giornata di scuola è composta da due mezze giornate di lezione, inframezzate dalla pausa pranzo. In Svezia, non ci sono mai più di tre materie al giorno, e scuola significa anche frequentare biblioteche e palestre.

E i libri di testo? In Grecia e in Svezia, in ogni ordine e grado, sono gratuiti. Però, sempre la Grecia, insieme a Cipro e Malta, è l’unico paese a imporre i libri di testo agli insegnanti e in cui la selezione dei testi risulti centralizzata. Al contrario, gli insegnanti altrove sono più liberi nella scelta dei testi. La tendenza generale comunque è l’incremento dell’utilizzo dei supporti digitali, alternativi ai manuali cartacei.

E in fatto di vacanze? Si va da un minimo di 6 a un massimo di 13 settimane. Vediamo i dettagli. Se si nasce in Francia, nel Regno Unito, in Germania, in Liechtenstein, in Norvegia, in Polonia o nella Repubblica Ceca, le vacanze estive non sono certo lunghe come in Italia, in Turchia o in Lettonia. L’esperienza statistica segnala però che, dove le vacanze estive sono più brevi, le settimane scolastiche sono più leggere, e compensate con periodi brevi di vacanza. In Francia, per esempio, ogni 6 o 7 settimane di lezione, si fanno 2 settimane di vacanza, per un obiettivo di massimo rendimento. Per non parlare delle Petites Vacances (piccole vacanze) cioè, di brevi ma invidiabili vacanze invernali in febbraio…

Quale il sistema scolastico che ha fama di essere il migliore, il più performativo? Con voce unanime, sembrerebbe ottenere questa nomea tutta la Scandinavia. E i motivi paiono essere molti. Visti i temi vari e importanti e l’alto numero di paesi coinvolti nelle classificazioni, sarà buona norma approfondire. Per farlo, un sito utile può essere Eurydice, la rete europea di informazioni, analisi e raffronti sull’istruzione nata nel 1980 su iniziativa della Commissione Europea e con sede a Bruxelles.

Gabriella Santini

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