“Mai scoraggiato…”

Usciamo a giocare!
giugno 7, 2018
11/07/2018


Il mio risveglio deve anche molto alla tenacia di quel padre solo apparentemente lontano.
Mai scoraggiato dal mio scoraggiamento, ha saputo resistere a tutti i miei tentativi di fuga.
(...)
Ci fu anche quel vecchio amico, Jean Rolin, professore di filosofia, padre di Nicolas,
di Jeanne e di Jean Paul, miei amici durante l’adolescenza. Ogni volta che venivo
bocciato alla maturità mi invitava in un ottimo ristorante per convincermi una volta
di più che ognuno ha il proprio ritmo, e che il mio era semplicemente un caso di
fioritura tardiva.


In queste righe tratte dal romanzo autobiografico Diario di scuola, Daniel Pennac ci parla della relazione con un padre sempre fiducioso nelle capacità del figlio a dispetto di ogni evidenza contraria, e della relazione sporadica ma fedelmente puntuale con un amico di famiglia che ad ogni fallimento scolastico ripeteva come un mantra che era solo questione di tempo, un tempo semplicemente diverso da quello degli altri. Queste sono solo alcune tra le relazioni e le esperienze significative raccontate nel libro che hanno permesso all’autore allora bambino di sentirsi letteralmente ripescato dal senso di fallimento e frustrazione che derivava dall’andare male a scuola.

Vogliamo suggerirvi questa lettura perché siamo convinti che per rendere possibile l’apprendimento non si possa dimenticare l’importanza di presenze benevole che con determinazione, pazienza e coraggio sanno accompagnare i bambini nel percorso di scoperta di sé, delle relazioni con gli altri e con il mondo. Ci piace a questo punto ricordare la poesia di Danilo Dolci:

Ciascuno cresce solo se sognato

C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.


Diario di scuola racconta l’esperienza vissuta in prima persona da Daniel Pennacchioni, bambino cresciuto in un’epoca in cui chi non aveva un buon rendimento scolastico era considerato senza il minimo dubbio ribelle, fannullone o semplicemente somaro. L’autore si sofferma a raccontare come gli sguardi impietosi, convergenti e sprezzanti di alcuni insegnanti abbiano fatto crescere in lui un senso di vergogna e l’idea di non avere alcun avvenire. Emozioni e pensieri che nulla dovrebbero avere a che vedere con l’educazione e tanto meno con l’apprendimento.
Abbiamo scelto di parlarvi di questo libro, senza voler esaurire i temi trattati ma anzi invitandovi a leggerlo, sia che siate genitori o meno, sia che i vostri figli abbiano difficoltà di apprendimento o meno perché il tema della scuola riguarda tutti in quanto luogo della trasformazione e della crescita degli individui che daranno vita alla società. Non ultimo questo libro ci riguarda tutti nella misura in cui ognuno di noi ha avuto un passato scolastico che attraverso le vicende narrate può essere interessante ripercorrere con ironia, delicatezza e profondità di analisi come quelle offerte dall’autore. L’augurio è che attraverso questa storia si possa acquisire una maggiore consapevolezza delle dimensioni cognitive, relazionali ed emotive connaturate con l’esperienza scolastica.

La scuola di oggi, se all’apparenza non produce effetti negativi sugli studenti che non presentano difficoltà oggettive di apprendimento, sicuramente non è ancora in grado di sostenere chi quelle difficoltà le ha e, in ultima analisi, non è ancora in grado di rispondere ai bisogni formativi ed educativi delle nuove generazioni che dovranno confrontarsi con un futurosempre più da inventare.

In questi ultimi decenni si stanno sviluppando molti progetti e azioni concrete per il ripensamento della scuola in Italia e all’estero che partono dall'interrogarsi sul senso dell’educare e del formare. Perché didattica e pedagogia non devono essere viste come discipline antagoniste. Perché le professionalità che a vario titolo abitano la scuola, insegnanti, educatori e professionisti, non siano arroccate su posizioni di supremazia o di privilegio, ma abbiano come fine ultimo la creazione di una comunità educante, in cui i bambini possano vivere e sperimentare il piacere della conoscenza, della collaborazione, del senso di fare insieme soprattutto perché vedono tale comunità incarnata nelle persone che fanno scuola insieme a loro.

Perché se la scuola non è in grado di alimentare le passioni e se è vero, come sostiene Pennac, che «non si può vivere senza passione, in mancanza di meglio gli studenti sviluppano la passione del fallimento. Invece quando io come studente sono qui, in questa classe, e finalmente capisco! Ci siamo! Il mio cervello si propaga nel mio corpo: si incarna. Quando non succede, quando non capisco niente, mi sfaldo, mi disintegro in questo tempo che passa».

In ultimo vogliamo lasciarvi con un film che si chiama Stelle sulla terra prodotto in India nel 2007 per la regia di Aamir Khan che narra le vicende di un bambino di nove anni con grandi difficoltà a scuola.
Qui il link al film completo su youtube.

Maria Cristina Debenedetti

Architetto, educatrice e cultrice della materia in Pedagogia del gioco
presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell'Università di Milano-Bicocca.

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