L’ebbrezza di perdersi

Le forme dell’acqua!
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5/09/2018


Se volete inoltrarvi in una selva lussureggiante e provare l’emozione di perdervi e ritrovarvi, il Labirinto della Masone è il luogo per voi. A Fontanellato in provincia di Parma Franco Maria Ricci , editore, artista, designer e collezionista, ha dato vita al più grande labirinto esistente, un percorso lungo 3 chilometri che si sviluppa in una coltre intricata di vegetazione, composta da circa 200 mila piante di bambù appartenenti a venti specie diverse, con un’altezza che varia dai 30 cm fino a 15 metri.

All’ingresso del labirinto vi verrà consegnata un’etichetta adesiva con un numero di telefono da chiamare nel caso in cui, qualora vi foste persi, vogliate essere “ritrovati” e recuperati dal personale con un’automobilina elettrica. In questo modo sentirete preservata la dimensione ludica e al tempo stesso sollecitata la componente agonistica che vi aiuteranno a non mollare anche di fronte a ripetuti spaesamenti. Metterete alla prova le vostre abilità di orientamento, tenacia e perseveranza in una continua oscillazione tra ragione e intuito.

Indosserete i panni di Teseo, che si addentrò nel labirinto di Cnosso per uccidere il Minotauro e liberare la città di Atene dall’obbligo di sacrificare ogni anno al mostro sette fanciulli e sette fanciulle, o quelli del sommo poeta Dante che all’ingresso della selva oscura provò lo scoramento di sentirsi immerso in un luogo naturale piacevole che all’improvviso si tramuta in ambiente minaccioso e inquietante.

Il labirinto è metafora del cosmo, della complessità e della condizione umana, attraversarlo ci permette di sperimentare che non possiamo capire il mondo e noi stessi facendo ricorso alla sola ragione.
Per lo scrittore Josè Luis Borges il labirinto è “costruito per confondere gli uomini”, la sua architettura suscita confusione e stupore.
I percorsi tortuosi in cui vi addentrerete vi dimostreranno che quando siete convinti di avanzare, in realtà state solo girando a vuoto e forse sarà necessario ritornare sui vostri passi e farvi guidare da una logica diversa tutta da inventare. Sperimenterete che uno sguardo razionale non è sufficiente a orientarvi, perché se vi volgete verso oriente leggendo le ombre che si proiettano sul percorso, potrete forse individuare con approssimazione i punti cardinali ma scoprirete ben presto che queste informazioni sono di poco aiuto perché lo sviluppo dei percorsi non segue leggi a voi note, il labirinto si prende gioco di voi e si diverte a mescolare ogni volta le carte.

In un’alternanza di emozioni ambivalenti, da soli o in gruppo potrete sperimentare e quindi conoscere la vostra capacità di affrontare lo spaesamento, la propensione verso un approccio razionale o intuitivo, la fiducia in voi stessi anche di fronte agli errori e la capacità di perseverare accettando l’incomprensibile.

Il Labirinto della Masone (a differenza del labirinto classico ad una sola via, e cioè unicursale, a sviluppo quadrato o circolare con una sola entrata e un unico vicolo cieco in fondo al percorso), è un labirinto multicursale. Ha affinità con il Palazzo di Cnosso poiché anch’esso è fatto da un intrico di strade ad angolo retto che si sviluppano intorno a zone distinte intercomunicanti come se fossero quartieri; presenta però trappole e vicoli ciechi tipici del labirinto settecentesco.

Se sarete entrati con un animo ben disposto al dubbio e all’esitazione, se riuscirete a superare gli spaesamenti, lo sconforto per esservi persi più volte, se sarete riusciti a tenere a bada la voglia di arrendervi per non voler ammettere la disfatta, probabilmente avrete anche assaporato il piacere di perdervi in un luogo protetto in cui i richiami pressanti del mondo esterno (cellulari compresi) a tratti non sono riusciti a raggiungervi. La fitta coltre di foglie protegge, filtra e separa voi da tutto ciò che esiste oltre il labirinto. È probabile che, una volta che vi sarete accorti di essere giunti quasi all’uscita, decidiate di esitare un po’ per prolungare il piacere e il desiderio di restare sospesi in un mondo “altro”, per non risolvere l’enigma e decretare la fine del gioco che fino ad allora vi ha entusiasmato.
Quando arriverete alla meta sarete accolti da un edificio dal volume puro, dal contrasto di chiari e scuri così netto che ha la funzione di rassicurarvi dopo tante incertezze. Entrerete in uno spazio emblema di una razionalità familiare, moderna e al tempo stesso antica, una piramide in mattoni che richiama in un gioco di andirivieni le tombe egizie e le architetture delle utopie neoclassiche.

Al suo interno troverete una pavimentazione decorata con i motivi del labirinto secondo la tradizione in uso nelle domus romane e nelle cattedrali gotiche.
Il labirinto così svelato nel disegno a pavimento si offrirà a voi senza nascondimenti, in tutta la sua interezza e complessità, come a voler spiegare il suo mistero senza avere paura di esaurirlo. Potrete ripercorrerlo con lo sguardo o camminarci sopra per rievocare il vostro errare, ovvero il vagare per errori successivi e perdervi nuovamente in un susseguirsi di scelte ed esitazioni per arrivare finalmente a risolverlo e dimenticarvene subito.

Siamo convinti che in pochi, sebbene in grado di indagare accuratamente il labirinto nelle sue evoluzioni, potranno o vorranno avere l’animo di affrontarlo nuovamente senza il desiderio misto all’inquietudine di riprovare lo stupore e le esitazioni che gli hanno provocato le scelte ad ogni bivio.

Maria Cristina Debenedetti

architetto, educatrice e cultrice della materia in Pedagogia del gioco
presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell'Università di Milano-Bicocca.

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