Le intelligenze giocano!

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12/09/2017


Che cos’è l’intelligenza?

È molto difficile dare una definizione di intelligenza. Ci hanno provato filosofi, psicologi, antropologi e molti altri studiosi della mente. Di certo, le interpretazioni non sono affatto unanimi! Basti pensare che, mentre nel mondo occidentale sono considerati intelligenti gli individui logici, perspicaci o saggi, in altre culture lo sono invece le persone ubbidienti e pacate, o quelli dotati di poteri magici. Le diverse interpretazioni della mente umana tuttavia potrebbero convergere nel considerare l’intelligenza come l’abilità di accumulare quelle competenze che garantiscono all’individuo una forte capacità di adattamento, ovvero di risolvere problemi o difficoltà al fine di dare un significato alla propria vita in un contesto che gli dia a sua volta significato.

Questo modo di considerare la mente emerge ben chiaro nella teoria delle intelligenze multiple dello psicologo americano Howard Gardner. Nel suo libro Formae Mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza (Feltrinelli, ultima edizione 2013), Gardner sostiene che non esiste una sola intelligenza ma che ciascuna persona dispone fin dalla nascita, di più modi di pensare, più formae mentis relativamente indipendenti l’una dall’altra. Presenti biologicamente in ciascun individuo, anche se in modo diverso, queste intelligenze in realtà prendono forma in un contesto culturale favorevole, ossia in un contesto antropologico capace di farle emergere ed apprezzarle.

Intelligenze multiple? Educazioni multiple!

La teoria delle intelligenze multiple di Gardner è gravida di conseguenze. Non è possibile, ad esempio, misurare una capacità mentale unica, come facevano i vecchi test di intelligenza, ma è più utile intercettare le inclinazioni naturali di ciascun individuo.

Se nell’individuo esistono alla nascita i nuclei di tutte le intelligenze, tocca quindi alla società, o all’educatore, il compito di farle emergere, valorizzarle, compensarle e stimolarle. Ciascun individuo va quindi educato in base alle proprie inclinazioni: una canzoncina può essere uno strumento appropriato per l’apprendimento dell’alfabeto in un soggetto avvezzo al pensiero musicale, mentre un bel racconto può introdurre un concetto matematico in un bambino con una buona intelligenza linguistica.

I bambini e le formae mentis

Gardner individua sette intelligenze: intrapersonale, interpersonale, linguistica, musicale, cinestetica, logico-matematica e spaziale. Successivamente lo stesso Gardner ne aggiunge altre due, quella naturalistica e quella esistenziale.

Le intelligenze intrapersonale e interpersonale sono come due facce di una stessa medaglia: l’intelligenza personale o emotiva. L’intelligenza intrapersonale si distingue negli individui che hanno una buona consapevolezza di sé e si esprime in comportamenti all’insegna dell’autonomia, del riconoscimento dei propri stati emotivi, della consapevolezza delle proprie scelte e dei propri punti di forza e di debolezza. Propensioni all’intelligenza personale si osservano nei bambini che hanno una buona autonomia operativa.

L’intelligenza interpersonale si osserva nelle persone capaci di comprendere i sentimenti, le emozioni e le esigenze degli altri: ne hanno attitudine i bambini socievoli, quelli che interagiscono naturalmente con adulti e coetanei e che prendono spontaneamente parte alle attività di gruppo.

L’intelligenza linguistica è tipica delle persone che utilizzano in modo creativo un vocabolario ricco e variegato e si esprimono in modo chiaro e pertinente. Alcuni bimbi dimostrano già a pochi mesi dalla nascita questa capacità e conseguono presto una certo riconoscimento presso gli adulti.

L’intelligenza musicale si manifesta attraverso una spiccata sensibilità a saper riconoscere l’altezza dei suoni, le costruzioni armoniche e le variazioni di tono e di timbro. I bambini che ne sono dotati manifestano, sin da piccolissimi, un talento naturale per l’uso di uno o più strumenti musicali e per il canto.

L’intelligenza corporeo-cinestetica appartiene tanto a ginnasti e ballerini quanto a calciatori e attori, ma anche a orafi e artigiani, ovvero a chi è capace di controllare e coordinare i propri movimenti, di disporre di una ampia mimica e di una ricca gestualità e di manipolare abilmente gli oggetti. Possiamo osservare questa abilità nei bambini che hanno talento per le attività manuali, per l’uso dei linguaggi non verbali e per la pratica sportiva.

L’intelligenza spaziale è tipica di chi ha facilità a percepire e memorizzare facilmente forme semplici e complesse, ricorda gli aspetti esteriori degli oggetti e possiede un buon senso di orientamento nello spazio. Questa intelligenza si riconosce nei bambini che ricordano bene i dettagli, che creano composizioni figurative e che si orientano presto in ambienti nuovi.

L’intelligenza logico-matematica è prerogativa dei soggetti che fanno rapidamente i calcoli e che risolvono i problemi attraverso il ragionamento logico. La osserviamo nei bambini bravi nel calcolo mentale, che sanno classificare gli oggetti e cogliere le relazioni fra le cose e che riescono ad esprimersi in modo sintetico.

L’intelligenza naturalistica si manifesta in una sensibilità particolare verso la natura, l’ambiente e gli esseri viventi. Ne sono dotati gli scienziati, ovviamente, ma anche alcuni membri di quelle tribù primitive che hanno l’abilità di distinguere numerosissimi aspetti e indizi offerti dalla natura circostante. I bambini dotati di questa intelligenza mostrano un particolare interesse verso i fenomeni naturali, gli animali e le piante.

L’intelligenza esistenziale è tipica dei filosofi e di una vasta categoria di uomini di scienza, ovvero di persone che riflettono sui grandi temi dell’esistenza e dell’uomo al fine di pervenire a spiegazioni universalmente valide. Questa forma mentis è molto diffusa nei bambini che spesso fanno domande su temi come la vita e la morte, su ciò che è giusto o ingiusto, su ciò che è bello o brutto e così via.

Ludendo docere

Se l’utilità dell’apprendimento precoce è un fatto certo, è altresì provata l’efficacia del gioco al servizio dell’apprendimento. Per i bambini, il gioco è dunque lo strumento più appropriato per allenare l’intelligenza, o meglio ancora, le intelligenze! Se infatti l’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento, sempre di più la formazione va orientata, sin da piccoli, allo sviluppo della capacità di far fronte a situazioni inconsuete e a risolvere problemi emergenti. Da un lato il gioco attiva nel bambino più modi di pensare, più formae mentis, dall’altra gli consente di risolvere un compito in modo spontaneo e non forzato.

Il gioco come fattore «centrale»

Molti sociologi, psicologi e antropologi si sono spinti a considerare il gioco come un «fattore centrale» nelle operazioni umane. Autorevole è lo storico olandese Johan Huizinga il quale afferma che ogni azione umana appare un «mero gioco». Evidenziando il fatto che anche gli animali giocano e che quindi il gioco rappresenta un fattore pre-culturale, Huizinga sostiene che è proprio il «giocare» il vero centro propulsore di tutte le attività umane, il motore da cui si sviluppa tutta la cultura nelle sue varie forme. Da un lato, quindi, il gioco è visto come elemento istintuale, al pari della fame o della sete, dall’altro esso oltrepassa i limiti della mera funzione biologica e si colloca all'interno di una sfera spirituale che rappresenta l'altra grande dimensione «necessaria» dell'uomo.

Franco Lisciani

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