Bambini e smartphone

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Bambini e smartphone, un binomio ormai consolidato. Ma come sono cambiate le abitudini dei piccoli italiani? Secondo gli ultimi dati Istat già a tre anni i bambini utilizzano pc e smartphone, mentre a 6 anni navigano abitualmente su Internet.

Inoltre diverse ricerche dimostrano che se da un lato abbiamo un costante aumento dell’utilizzo dei dispositivi, dall’altro si riscontra un continuo abbassamento della soglia d’età, con un conseguente divario digitale tra genitori e figli sempre più ampio.

Sin dai primi mesi di vita, infatti, per spirito di emulazione, i bambini cercano di ottenere tra le mani l’oggetto più conteso dagli adulti di riferimento: lo smartphone.

A partire dai tre fino ai 6 anni, tenendo conto che si tratta di una fascia prescolare e la comunicazione dunque avviene con le immagini e i suoni, il sito maggiormente visitato è Youtube. Nel canale social i bambini cominciano a guardare i video che più gli interessano, anche in base alla “cronologia” che di volta in volta il canale memorizza dalle nostre ricerche. I piccoli acquisiscono in questo modo le prime competenze tecniche, in parte già ottenute da alcuni giochi, ad esempio: il touch, la capacità di stoppare un video oppure di cambiare pagina.

Ad una maggiore competenza tecnica, ad ogni modo, non corrisponde una competenza critica che dovrebbe essere fornita dagli adulti di riferimento. Andando avanti solo di qualche anno, esattamente nella fascia che va dai 6 ai 9 anni, i bambini entrano già in relazione con i primi social e dunque non si pongono più in una posizione passiva ma attiva, attraverso la condivisione di contenuti, video o immagini.

Inoltre un’indagine di Save the Children, denominata “Che genere di tecnologie? Ragazze e digitale tra opportunità e rischi”, rivela che due ragazze su 5 (44,6%) tra i 15 e i 17 anni, caricano contenuti di propria creazione come testi, fotografie, musica, video su siti web rispetto al 41% dei coetanei maschi. Uno distacco che si conserva in tutte le fasce d’età tra i 6 e i 24 anni.

Infine, il social più popolare tra i giovani, fino a qualche anno fa era Facebook mentre adesso è Instagram, fondamentalmente per un paio di motivi: è fondato sulla condivisioni d’immagini o video, comunicazione ormai assodata tra i ragazzi e le ragazze; ha un raggio di visualizzazione maggiore grazie agli hashtag ed è molto più dinamico. Per quanto nativi digitali però, secondo il focus condotto dal Miur, intitolato “Studenti, computer e apprendimento: dati e riflessioni”, la maggior parte degli adolescenti non sono in grado di condurre delle ricerche mirate nel web. Dunque oltre ad un mancato approccio critico i bambini non trovano nei new media un supporto didattico.

Ma a quali disturbi psicofisici vanno incontro i bambini con l’utilizzo dello smartphone?


Frequenti mal di testa, disturbi alla vista e alla colonna vertebrale, difficoltà a relazionarsi e perdita di interessi; sono questi i disturbi fisici e psico-comportamentali in aumento tra i bambini e gli adolescenti italiani a causa di un abuso dello smartphone. A tracciare un quadro dettagliato di come tablet, smartphone e pc hanno modificato le abitudini dei genitori e generato la generazione Z, quella dei nativi digitali, è il dottor Pietro Ferrara, referente della Società Italiana di Pediatria, Sip, in un intervista rilasciata al sito www.intreccio.eu

Dal punto di vista fisico quali ripercussioni ha l’utilizzo di questi dispositivi?

“Sono sempre più evidenti gli effetti negativi e le conseguenze organiche derivanti dall’utilizzo indiscriminato di dispositivi elettronici sulla salute dei ragazzi. Oltre quindi ai noti effetti sulla sfera psico-comportamentale, sono sempre più numerose le segnalazioni di comparsa di sintomi somatici, come cefalea, dolori addominali, dolori articolari e muscolari, in particolare disturbi della colonna vertebrale in regione cervicale e lombo-sacrale, maggiore incidenza di sovrappeso e obesità, causati dalla sedentarietà e dall’aumentato intake calorico, disturbi del sonno e disturbi della vista”.

Qual è la fascia d’età più colpita?

“Tutte le età possono potenzialmente essere a rischio. La consapevolezza dei genitori che i dispositivi elettronici servono per trovare risposte alla curiosità, per ampliare gli orizzonti sotto tutti i punti di vista, per divertirsi, per poter diventare grandi, non deve però tradursi nel permettere a questi mezzi di diventare una sorta di baby-sitter tecnologica e quindi fare in modo che, senza controllo e senza limiti, i bambini possano utilizzare tablet e smartphone indiscriminatamente”.

E dal punto di vista psicologo?

“Le ripercussioni sul piano psicologico e comportamentale sono rappresentate da un progressivo isolamento dai compagni e dalla vita sociale, con difficoltà relazionali, perdita di interessi, riduzione del rendimento scolastico”.

Quali regole devono dare e darsi i genitori nel momento in cui danno il cellulare in mano ai figli? C’è un tempo e uno spazio per consentirne l’utilizzo?

“Il bambino guarda molto ciò che fanno i genitori. Un genitore consapevole e che vuole veramente bene al proprio figlio, sa perfettamente che i dispositivi elettronici sono oggi dei mezzi indispensabili e non ne può quindi vietare l’utilizzo, ma scegliere ciò che può essere utile in rapporto all’età e alle inclinazioni del proprio bambino, standogli vicino e scegliendo i contenuti adeguati e idonei. Un pericolo? L’Accademia Americana di Pediatria avverte che i bambini trascorrono in media circa 7 ore al giorno davanti a TV, computer, cellulari e altri dispositivi elettronici, a dispetto delle 2-3 ore giornaliere consigliate. Dati simili sono emersi anche in Italia da recenti indagini sulle abitudini di bambini e adolescenti”.

A che età potrebbe essere consigliato l’utilizzo di tab e smartphone per i bambini?

“Non c’è una età che segni il giro di boa dell’inizio dell’uso consigliato di un tablet. Il corretto uso dello stesso può essere consentito anche all’età di 3-4 anni, con un genitore che impiega il proprio tempo stando vicino al proprio figlio leggendo fiabe, facendogli vedere disegni colorati, stimolando la sua fantasia e facendolo crescere. Il corretto uso deve continuare durante la scuola, nel periodo adolescenziale e comunque sempre con un controllo e con un dialogo aperto che ne spieghi sia gli indubbi e innumerevoli vantaggi che i nascosti e insidiosi pericoli”.

Dunque “in medio stat virtus”, la virtù sta nel mezzo. No alla proibizione, come alcuni genitori impongo ai propri figli, e no alla sostituzione della figura genitoriale con un dispositivo. Al momento è in atto una leggera presa di coscienza da parte delle famiglie ma c’è ancora tanto da fare. Ad ogni modo, secondo le ultime tendenze familiari i bambini e le bambine diventano padroni di uno smartphone a 9/10 anni in occasione della prima comunione oppure con il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria di primo grado. La tendenza a dare in mano un dispositivo avviene sempre prima.

Per maggiori informazioni sull’argomento è possibile consultare il sito www.generazioniconnesse.it o www.intreccio.eu

Cetty Mannino

Giornalista, Pubbliche relazioni e comunicazioni

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