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Oggi in televisione ho sentito dire che viviamo in una società individualista. Significa che tutti pensano per lo più a se stessi. I propri interessi e il proprio successo sono al primo posto. Questo mi ha fatto riflettere: io sono individualista? Penso solo a me stesso o anche ai bisogni e al bene degli altri?
A pensarci bene, forse sono proprio individualista. I problemi della società sono enormi: le guerre, la povertà, la violenza… Io sicuramente non posso fare niente, sono cose più grandi di me. Se la società deve essere cambiata o migliorata, ci deve pensare qualcun altro.
Sto pensando a questa cosa mentre pedalo verso la casa di Giorgio. Finalmente possiamo giocare con il suo nuovo videogioco, non vedo l’ora. È da settimane che ne parliamo e adesso che l’ha ricevuto per il suo compleanno possiamo provarlo. Pedalo più in fretta che posso, prima arrivo e più tempo abbiamo per giocare. Niente mi fermerà.
Schivo un signore a passeggio con il cane, poi sfreccio vicino ad una mamma che spinge un passeggino. Vedo in lontananza una signora, evidentemente appena tornata dal supermercato, che sta scaricando dalla macchina le borse stracolme di spesa. Ad un certo punto una borsa si rompe e tutto il contenuto cade a terra: barattoli di latta, frutta e diversi contenitori rotolano qua e là per la strada. Sembra che non si sia rotto nulla, per fortuna, ma la signora alza gli occhi al cielo e sospira stizzita: “Non ci posso credere!”.
Il mio cervello pensa in fretta. E ora che faccio? Ho visto quello che è successo. Certo, lei non ha notato che io l’ho vista. Potrei guardare da un’altra parte oppure fingere di non vedere la spesa a terra e continuare a pedalare. Ho anch’io le mie cose da fare! Giorgio mi aspetta, in più ho finito i compiti alla velocità della luce in modo da avere più tempo per giocare a casa sua.
Eppure non posso fare a meno di vedere, anche se da lontano, il volto della signora. Ha le mani impegnate visto che tiene in mano le altre borse e guarda un po’ preoccupata tutto quello che è sparpagliato per strada. Da come si muove sembra che non sappia bene cosa fare, se lasciare giù le borse che ha in mano o provare a raccogliere quello che è caduto.
Comincio a frenare. Ma che faccio, pedala! Sono sicuro che se fosse successo a me nessuno mi avrebbe aiutato, avrei dovuto arrangiarmi. Mi sarei anche sentito uno stupido… E se fosse successo a qualcuno che conosco bene? Più la guardo e più mi rendo conto che ha bisogno di aiuto.
Quando sono a qualche metro da lei mi decido: voglio darle una mano. Freno quasi sgommando e scendendo dalla bici le dico: “La aiuto”. Un po’ titubante, la signora annuisce e mi guarda mentre raccolgo le confezioni e i barattoli sparsi ovunque.
Lo percepisco, mi tiene d’occhio e mi guarda con circospezione. Probabilmente lo farei anch’io al suo posto. Non mi conosce, potrei anche essere un ladruncolo che ha colto l’occasione per derubarla della spesa. Ma non sono quel tipo di persona.
Dopo aver raccolto i prodotti a terra, la signora mi dice: “Grazie. Potresti metterli dentro a quella borsa vuota, lì nel baule?”. Annuisco e li infilo tutti dentro. Ritorno alla mia bici, pronto per ripartire alla volta della casa di Giorgio.
La signora fa un grande sorriso: “Grazie mille, sei stato molto gentile. Meno male che ci sono persone come te disposte ad aiutare gli altri!”. Timidamente sorrido e pedalo via.
Accidenti, sono orgoglioso di me stesso! Era così demoralizzata quando l’ho raggiunta, glielo si leggeva in faccia, ma è bastato un piccolo gesto per farla sorridere. In fin dei conti non ho neanche perso tanto tempo, ho ancora tutto il pomeriggio per giocare con Giorgio. Mi sento proprio bene, perché sento di averla fatta stare meglio.
Certo, se non l’avessi aiutata ce l’avrebbe fatta da sola in ogni caso. Avrebbe solo impiegato il doppio del tempo e sarebbe rientrata in casa molto nervosa per quanto successo. Ma so che ho contribuito a farla stare meglio.
Improvvisamente mi torna in mente una parola che ho sentito qualche giorno fa: prosociale. Ricordo che si riferiva al comportarsi in modo positivo verso gli altri, senza ricevere nulla in cambio. Penso di essere prosociale, evidentemente ho a cuore il bene delle altre persone. Non sono così tanto individualista come credevo. E forse anche nel mio piccolo posso fare qualcosa per migliorare il mondo in cui viviamo.

Elisabetta Conte

Psicologa e Assegnista di Ricerca
presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell'Università di Milano-Bicocca.

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